Dal Sé intrapsichico al Sé relazionale.
Relazione su richiesta degli Organizzatori tenuta dal dr. Achille Miglionico alla 3a GIORNATA DI STUDI IAT su "La dimensione relazionale in analisi transazionale tra inconscio e sociale" che si è tenuta in settembre del 2004 a Rapolano Terme (SIENA). Pubblicato su autorizzazione dell'A.Dopo aver aderito con entusiasmo alla proposta della dr. Vinella di parlare sull'argomento, mi sono pentito subito dopo la telefonata ed il senso di colpa mi ha impedito di lavorare direttamente al tema che ho affrontato solo ieri mattina, prima di partire per Siena.
Ogni volta che ho da parlare del Sé tutto mi è chiaro ed indistinto al tempo stesso. Più leggi la letteratura e più ti confondi. Più cerchi di sperimentarlo e più ti smarrisci.
Il Sé è inafferrabile fino a quando lo pensi; appena lo molli non esiste più. Da questa trappola sono partito. Come mai è difficile parlare del Sé? Come mai - e non solo a me capita - se ho da parlare di Io e stati dell'Io, non ho più problemi e la lingua corre dietro al flusso delle idee?
Ho riflettuto e vi propongo una mia risposta che un insieme di punti di riflessioni a cascata. Primo punto.
1) Perché Io sono Io ed io (con la lettera minuscola) sono la evidenza dell'Io con la lettera maiuscola: perché, in soldoni, io-minuscolo sono il concetto di Io-maiuscolo. Insomma Io è una realtà fenomenologica di cui tutti possiamo aver esperienza e contezza e noi agiamo l'Io (o l'Io agisce?) ogni istante della nostra vita fugace sulla terra. Pensate che in una visione popperiana in cui l'unica certezza epistemologica è la non-certezza, nessuno è mai riuscito a negare la esistenza dell'Io, perché è una certezza fenomenologica cui nessun "io" (io-minuscolo) rinuncerebbe. Provate a dire l'Io non esiste ad una ameba e forse il gioco funziona. Ma se lo dite ad un adulto e nella sua lingua quello penserà che siete folle a fare una affermazione del genere ( o siete un attore o siete un filosofo, comunque riterrà che siete "fuori" della sua realtà). Ognuno di noi ha la sua realtà, percepisce il mondo in una forma soggettiva (Umwelt) e se non percepiamo, se non c'è un Io che percepisce e si "intenziona" non c'è nessun Umwelt, non c'è mondo, anche se un mondo fisico continua ad esistere. Naturalmente il concetto fenomenologico dell'Io si ricollega al concetto di autocoscienza ed al problema della emersione della coscienza nella evoluzione biologica. Ma questo è tema che per fortuna esula dalla mia conversazione e rimando alla bibliografia specifica: se la consultate, comunque, vi accorgerete che anche tra i più radicati "materialisti" (consentitemi la brutta esemplificazione) nessuno - con sporadiche eccezioni come Dennet) si azzarda a negare la autocoscienza. Anche uno studente del primo anno di università riuscirebbe a mettere in crisi il professore che negasse la coscienza dicendo: "Ma scusi professore, come potrebbe asserire che lei non ha coscienza, se non ne avesse coscienza?"
Allora. L'Io esiste in quanto esisto io.2) L'Io io lo riconosco anche nell'Altro. Io percepisco altri Io. Non solo. Sono anche in grado di supporre se un oggetto od organismo possiede qualcosa come un Io. Azzardo ipotesi al riguardo ma mi sembra che una ameba non abbia un Io. Per un primate la cosa è più complessa ma posso supporre con sufficiente grado di probabilità che una Escherichia Coli non ha un Io. Rimbaud, il poeta, scriveva (quasi un Husserl della poesia): "L'io è l'altro." Una relazione cosciente lega i nostri Io. E' la parte transazionale dell'Io berniano. Quando comunico con un Altro l'Io da potenzialità intrapsichica si apre e diviene potenzialità transazionale.
Dunque l'Io io lo riconosco anche nell'Altro e l'Io è sia intrapsichico sia transazionale.3) Non è stato scoperto nulla al riguardo ma non ci sono evidenze che una ameba disponga di un Io. Ok? L'abbiamo detto. Ma secondo voi l'ameba, che non ha Io, dispone di un Sé? Ebbene sì. Ogni organismo vivente per essere tale ha da "individuarsi" e quindi confinarsi in un "sistema aperto", perché ci sia un dentro e fuori (inside e outside), perché ci sia Sé distinto da tutto ciò che è non-Sé. Per questo le cellule vegetali e animali hanno strutturato una membrana "a pori variabili": per essere individui e poter comunicare tra dentro e fuori secondo necessità, tra Sé e non-Sé. Questo è un problema rilevato non dagli studiosi della psiche o dai filosofi: sono gli immunologi che hanno scoperto la base biologica del Self e non-Self. Questo è successo appena hanno scoperto l'esistenza e funzionamento degli anticorpi e degli antigeni, che sanciscono cosa è Self e cosa non è self ( e quando qualcosa non funziona tra Self e non-Self sono guai: malattie autoimmuni p.e. per cui un anticorpo non riconosce se stesso e lo attacca come fosse estraneo al Self).
Allora: il Sé pre-esiste (anche filogeneticamente ed ontogeneticamente) all'Io. Il Sé appare un concetto di logica superiore all'Io (che può essere e non esserci in un organismo).4) Ma non basta. A questo punto dobbiamo rifarci ad un nostro precedente lavoro (Miglionico, Novellino, 1996) sulla scissione del Sé e dell'Io: The Split Self and the split Ego: from clinical to metapsychology (comparso sul TA Papers e presente in Internet). Era un procedimento a catena inversa. Dalla realtà clinica delle persone scisse si passava a chiedersi che cosa si scindesse dell'apparato psichico, alla fine pervenendo a delle asserzioni di ordine metapsicologico che non fossero slegate dalla drammaticità evidente di chi soffre di scissione. Ne vennero fuori utili indicazioni.
Dagli stati dell'Io "storici" di Woollams e Brown e dalla descrizione dei relativi vissuti sovrapposti nel tempo si passava agli stati dell'Io; da questi stati dell'Io - intesi come "fenomeni" e "sistemi" e comunque nel modello esplicativo detto a "cipolla" (1991) - all'Io; dall'Io al Sé. Se lo stato dell'Io "contiene" ( "è di logica superiore", alla Bertrand Russell) tutti gli stati dell'Io, l' Io è un sistema che "contiene" gli stati dell'Io (subsistemi dell'Io); se il sistema-Io è di logica inferiore rispetto al Sé, il sistema-Sé - concludevamo nel lavoro - è il "metasistema di tutti i fenomeni dell'Io e fenomeni subegoici". E' un gioco di scatole cinesi dove un sistema più grande contiene quelli più piccoli. La gerarchia logica dal superiore all'inferiore è sé-io-fenomeni subegoici (stati dell'Io, stati dell'Io storici, vissuti mentalizzati ecc.). Naturalmente essere di logica inferiore ad un altro sistema non significa essere inferiori come potenzialità: si pensi alla presenza-assenza dell'Io rispetto al Sé che fa di un organismo un uomo od una ameba.
Dunque il sistema-Sé è il "metasistema di tutti i fenomeni dell'Io e fenomeni subegoici".5) Eccoci al punto che più rivaluta epistemologicamente la metodologia analitico-transazionale.
Sappiamo che l'Io ha un versante intrapsichico (anche inconscio) ed uno interpersonale (non tutto conscio), come un continuum tra intrapsichico e interpersonale. Sappiamo che questo sistema-Io, funzionando come un continuum, nell'atto di comunicazione si allarga nei confini virtuali in un Io-relazionale, un Io-transattivo, un Io-transazionale (che tutti noi conosciamo bene). Sappiamo che il Sé è meta- rispetto all'Io. Ne discende che anche il Sé è un continuum tra versante intrapsichico e versante interpersonale. Di questo processo si è interessata per esempio la psicoanalisi interpersonale da H.S. Sullivan sino Stephen A. Mitchell. E l'AT? L'AT si pone naturalmente - con il concetto-ponte di transazione - tra dentro e fuori, tra intrapsichico e interpersonale, consentendo di accedere al materiale psichico internalizzato ed esteriorizzato. Con la visualizzazione transazionale appaiono più chiari anche al cliente fenomeni p.e. come introiezione-proiezione, come scissione ecc. Si pensi alla psicoanalisi transazionale di Michele Novellino, che secondo me è perfettamente in linea con la metapsicologia che sto illustrando.Sperando di non avervi tediato, vi ringrazio dell'ascolto.