SCHEDA di approfondimento: cultura e fenomeni rituali
Parole-chiave: rito, rituale, cerimonia, ritualismo, ritema

Molte riflessioni ci vengono da Claude Rivière.
I rituali sono "modo d'esistere degli esseri umani, attività pensata e prodotta da organizzazioni umane, forma di oggettivazione intenzionale del pensiero in comportamenti simbolici".
Sono "l'insieme dei comportamenti individuali o collettivi , relativamente codificati, con un supporto" potente di canale extraverbale, "di carattere più o meno ripetitivo, di forte carica simbolica per gli attori e di solito per i testimoni;" sono "fondati su una adesione mentale eventualmente inconsapevole a valori relativi a scelte sociali importanti, la cui attesa efficacia non appartiene a una logica semplicemente empirica".
La radice etimologica deriva dall'indoeuropeo vedico (rta, arta) che rimanda all'ordine cosmico; ritus in latino è "ordine prescritto". La parola ha rapporto con l'ordine.
Le parole rito, rituale, cerimonia, cerimoniale hanno zone semantiche vicine, con frontiere incerte e interpretazioni diverse. La cerimonia ha un carattere di solennità ed il rituale, quando "si inscrive in un sistema di comunicazione gerarchizzato" assume un aspetto formale di cerimonia.


I fenomeni rituali scandiscono il tempo storico e sociale.


Contrariamente al diffuso convincimento di chi li ritiene superati dalla società di stampo "intellettuale" ("allergia alla ritualità", presunta "obsolescenza") essi improntano ubiquitariamente la vita di tutti i giorni e la cultura.
E' "inutile il ricongiungimento del rito al mito se qualunque tipo di credenza può porsi come referente", scrive Rivière suggerendo di focalizzare il processo e non il contenuto dei riti e della cultura rituale.
Ci sono differenti tassonomie dei rituali. I rituali non sono solo quelli riconosciuti come "religiosi": comunque "il campo del sacro supera di molto il campo del religioso" e "labile è il confine tra sacro-profano". Tutti i rituali tendono ad avere comunque un impatto affettivo.
Ci sono rituali grandi e piccoli (microrituali), in tutti i campi e di tutti i tipi:
rituali sportivi (costumi della Soccer Tribe, del pugilato, nella Formula Uno, palestra personale…); alimentari (fast food, snack, brunch, tapas, pranzo del Giorno del Ringraziamento o di Natale, macrobiotica, stile vegetariano, diete stagionali …); rituali del corpo, dell'abbigliamento (dal piercing all'uso delle scarpe da ginnastica), del tempo libero (concerto rock, discoteca…); rituali nelle imprese, nella politica, nelle istituzioni pubbliche e private, nei sindacati; rituali familiari ed etnici; rituali di passaggio (nascita, matrimonio, convivenza, morte…); rituali di gruppo (gruppo di psicoterapia, religioso, di amici, di compagni, di collaboratori…); rituali di iniziazione (militari di leva e carriera, associazioni professionali e no, clan, famiglie mafiose, aggregazioni esoteriche, sette, psicosette, nuclei devianti di naziskin ecc.); rituali di passaggio nella gerarchia (sul lavoro, apprendista-compagno-maestro nella massoneria, nelle forze armate, nei gruppi combattenti ecc.); rituali pubblicitari (richiamo alla tradizione culinaria di una regione o all'orgoglio del pulito nella massaia…) ecc.
Rituali simili possono avere finalità diverse (una danza per propiziare la pioggia, una danza per celebrare una vittoria) e rituali diversi possono avere finalità simili (p.e. la integrazione di un nuovo membro nella cerimonia militare di giuramento e nel "nonnismo").

In analisi transazionale i rituali, in quanto strutturazione spazio-temporale organizzano il quotidiano ma anche l'evento periodico e quello unico. In senso berniano sono dettati dal G e si possono esprimere con qualunque stato dell'Io (G-A-B); sono connessi al Genitore Culturale di Drego (v.), in particolare alla c.d. Etiquette del GC. I rituali rimandano al concetto di cultura del gruppo o della organizzazione, che come è noto, ha componenti consce ed inconsce.
P.e. nella descrizione del proprio apprendistato con lo sciamano messicano yaqui Don Juan, Carlos Castaneda cita molti e diversi rituali nella assunzione di psicodislettici usati quali espansori del sé.
Quando il rituale diviene ritualismo? Lo si può apprezzare nell'esempio-limite di sistemi tendenzialmente chiusi. E' il caso di organizzazioni che all'analisi risultano essere: a. org. più o meno "segrete" oppure, malgrado mostrino una certa visibilità sociale, che si richiamano più o meno fortemente al principio statutario della "segretezza" nei confronti dell'esterno; b. org. autoreferenziali nella cultura (p.e. la cultura della organizzazione tende a non tollerare il confronto con altre); c. org. piramidali e gerarchizzate a livello di comunicazione e/o conoscenza del sapere. In genere il rito di iniziazione all'ingresso di tali organizzazioni è complesso sia nell'accesso che nella prassi iperdettagliata ed ha una forte, talora misteriosa carica simbolica, richiedendo set e scenari specifici. In tali casi il rituale può avere un tale peso da rientrare nell'area preminente della attività berniana o confondersi con essa: diviene così ritualismo.
P.e. in una psicosetta italiana intrisa di simbolismo druidico e artusiano il membro doveva entrare da una e una sola porta compiendo un certo tragitto obbligato; ci si poteva sedere alla Tavola Rotonda con il leader solo in un ordine prestabilito che descriveva il grado di vicinanza spirituale al leader. Nelle sette a leader unico carismatico il corpo delle regole è rigido solo per il membro one-down ma non è così per il leader che le può trasgredire o variare quando lo desidera. La situazione descritta talora configura un vero e proprio Doppio Legame (secondo la Scuola di Palo Alto) per cui il livello psicodinamico e transazionale della ambivalenza è elevato.
Nel ritualismo si richiede "un eccesso costante di rispetto dell'etichetta" , dice Rivière.
P.e. nella Freemasonry si ravvisano particolari set (il Tempio rispetta una geometria particolare) e setting (corpi di regole elaborate: tre baci di saluto, frasi e movimenti in un brindisi conviviale, riti di passaggio ecc.); i livelli di conoscenza del corpus culturale (livello simbolico dei riti e delle attività) appaiono gerarchizzati: "a cascata" (massima al top e minima a livello di "apprendista") ed "a compartimenti stagni" ( è sfavorita la comprensione di un livello superiore di conoscenza da uno inferiore, ed anche quello inferiore risulta "incomprensibile" ad un soggetto esterno, c.d. "profano"); a tali livelli si può accedere solo per gradi configurando una ascesi conoscitiva e spirituale.
Talune istituzioni sono organizzazioni fortemente ritualizzate (con rilevanti aspetti di Etichetta del Genitore Culturale) e comunque a forte pre-programmazione interna della cultura (forte GC). Organizzazioni a forte e carismatica componente Genitoriale hanno la tendenza ad attirare personalità caratterizzate da uno stato dell'Io scarsamente integrato che ricercano simbiosi e "genitorizzazione" : marginali come borderlines p.e. (fenomeno del Pifferaio Magico).
I rituali forniscono coesione ed ordine sociale, appartenenza al gruppo, alla organizzazione e richiedono una più o meno grande partecipazione e adesione alla cultura della organizzazione. Per altro forniscono più o meno efficace contenimento e regolazione dei conflitti interpersonali. Infatti lo spazio interattivo è pre-codificato nel rituale.

Nel rituale si riconosce con Rivière:
1. una sequenza temporale di azioni: un rito di iniziazione si suddivide in fasi (prove, purificazione, sacrificio…) ed ogni sequenza implica ritemi (= unità minima strutturante il rito) (girare intorno a qualcosa, processione, p.e.) e questi dei motivi (verso e numero dei giri da compiere p.e.);
2. un insieme di ruoli: attori (in scena, spettatori, potenze implorate), posizioni (officiante, accoliti, partecipanti…), relazioni asimmetriche tra gli individui (p.e. guru, maestro,..)
3. una struttura teleologica dei valori (scelte primarie del gruppo, memoria dei valori, partecipazione emotivo-cognitiva…)
4. strumenti simbolici (bandiera, pane azzimo, maschera, abbigliamento …)
5. sistema pre-ordinato di comunicazione (domanda dell'officiante, risposta dell'iniziato, lettura di messaggi, giuramenti …)

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