ORIGINE DEL POPOLO RAPANUI

domande e risposte

La domanda è in genere semplice e si tenta di dare una risposta altrettanto semplice e conclusiva. La discussione e dimostrazione di quanto detto affermato segue. Chi ha fretta può leggere solo il dialogo in giallo. Ai più duri riserviamo la parte in bianco.

 

 

 

Introduzione. La cultura Rapa Nui aiuta a definire il continuum tra mito, leggenda e storia che in altre culture prive di scrittura è difficile da valutare: la cultura Rapa Nui è infatti rimasta isolata culturalmente, geneticamente ed ecologicamente per oltre mille anni, senza contaminazioni esterne (esempio storico più unico che raro) e per questo di rilevante importanza.

 

1. In che epoca l'isola di Pasqua fu colonizzata?

La Polinesia è il triangolo (in rosso, in cartina) Nuova Zelanda (S) - Hawai'i (N) - Isola di Pasqua (E).

José Miguel Ramirez Allaga, archeologo del Centro de Estudios Rapa Nui (Università de Valparaiso, Cile), accetta il modello di diffusione e colonizzazione polinesiana che descrive una proiezione da Ovest ad Est, da Tonga-Samoa sino al centro (Tahiti) e da lì sino agli estremi della Polinesia; l'onda migratoria giunge a Rapa Nui, con tutta probabilità dalle isole Marchesi, circa nel 600 d.C., a Hawai'i circa nell'800 (o prima? nel 300, come in cartina) ed A'oteraoa (Nuova Zelanda) circa nel 1000 d.C.

In ogni caso, con il passare dei secoli, ogni società polinesiana sviluppò una propria cultura con espressioni più o meno elevate in distinti aspetti (per esempio la statuaria litica a Rapa Nui).

Un recente ed autorevole studio (2008) - The Genetic Structure of Pacific Islanders di Jonathan S. Friedlander et Al. (Temple Un., Philadelphia), comparso sulla rivista ad accesso libero PLoS Genetics - ha analizzato marker autosomici del genoma (687 microsatelliti e 203 inserzioni/delezioni) di 952 individui appartenenti a 41 popolazioni del Pacifico appurando la diversità genetica tra Melanesiani e Poli-Micronesiani:

- I primi colonizzatori dell'Australia, della Nuova Guinea + Bismark + Salomone (cd. Near Oceania) giunsero dall'Asia 50.000-30.000 ybp e coincidono con i Melanesiani, quando in Europa c'era ancora l'uomo di Neandertal, in piccoli gruppi isolati che si differenziarono estremante nel corso dei millenni successivi;

- gli antenati di Polinesiani e Micronesiani, parlanti austronesiano, poco più di 3000 ybp sono arrivati in Melanesia e da qui colonizzarono in ondate successive il Pacifico centrale e orientale (cd Remote Oceania); tali antenati sono in stretta relazione genetica con gli indigeni del Sud-Est asiatico (Taiwan e Asia orientale);

- alcuni gruppi di isole della Melanesia che parlano lingue collegate al polinesiano mostrano anch'essi un contributo genetico polinesiano, ma in misura minore, intorno al 20 %.

Ciò è in accordo con precedenti studi comparsi su PNAS (2000) e Genetics (2001, 2002) che indicavano in Taiwan i progenitori dei Polinesiani (similarità tra tra i popoli migranti dal SE asiatico e i "puri" Polinesiani di Tonga e Samoa).

Gli studi linguistici confermano i dati migratori: Samoa > Tahiti > Haway, le lingue hanno poche differenze (come se ne possono trovare tra british e american english ). I Polinesiani avevano una lingua unica che si è evoluta in dialetti ma le parole basiche sono sovrapponibili: saluti, uomo, amore, casa, terra, numeri, famiglia, cielo, oceano, bagnarsi, emozioni, cibo ecc.

SAMOA
TAHITI
HAWAY
amore
alofa
aroha
aloha
saluto
talofa
taloha
aloha
uomo
tanata mao'i
ta'ata mahoi
kanaka maoli

All'isola di Pasqua uomo è tangata e maori in NZ. D'altronde l'indigeno rapanui che salì a bordo della nave di Cook (1774) contava la lunghezza (per lui spropositata) della nave con numeri che il traduttore polinesiano di Cook comprese immediatamente. Poki significa bambino solo all'isola di Pasqua. Con criterio glottocronologico (il vocabolario si allontana dal ceppo comune con una costante di 19,3 % ogni 1000 anni), si calcola che la lingua rapanui si è allontanata dal ceppo comune polinesiano intorno al 400 d.C.

 

La data della prima colonizzazione (ed unica?) di Rapa Nui è così ammessa dai vari AA.:

400 d.C.
Heyerdahl & Ferdon, 1961; Ayres, 1971; Mc Coy, 1979; Charola, 1997
400-500 d.C.
Andrea G. Drusini, 1994
600 d.C.
Ramirez Allaga, 2005
800-1000 d.C.
Skiosvold, 1994; Stevenson, 1997; Green, 1999; Martinsson-Wallin & Wallin, 1999

La data più antica rilevata con radiocarbonio a Rapa Nui è di 690 +/- 130 anni ed è stata effettuata a livello della prima fase costruttiva dell'ahu Tahai, nella parte nordoccidentale dell'isola. Così Ayres W.S.( in Radiocarbon dates from Easter Island, Journal of the Polynesian Society, 80, 497-504, 1971) citato anche da Drusini Andrea G., (1994), il quale conclude: " Si suppone quindi che i primi coloniozzatori siano arrivati molto tempo prima verso il 400-500 d.C."

Sebastian Englert (pag. 64, op.cit.) raccoglie dalla tradizione orale da lui ritenuta più fondata l'informazione che la migrazione di Hotu Matu'a sia stata determinata da un cataclisma naturale più che da "discordie familiari" (in primis con il fratello Oroi) e pone l'arrivo di Hotu Matu'a tra il 1300 ed il 1500. La partenza, secondo la leggenda, sarebbe avvenuta da un luogo chiamato Hiva, più precisamente da Marae renga. Englert compara le liste degli ariki mau (i re) di cui siamo in possesso dagli informatori dei vari ricercatori. Tali liste sono state stilate da vari studiosi: padre Roussel, 1867-8, 23 nomi; Thomson, 1886, 57; il vescovo Jaussen, 1893, 30; Metraux, 1940, 30. La stessa Routledge (1915, pag.241, op.cit.) ne raccolse due di una trentina di nomi.

In realtà, calcolando una trentina di generazioni di 20-25 anni l'una (anche se non è detto che il numero di re corrisponda necessariamente ad un pari numero di generazioni) si arriva a ritroso tra 600 e 750 anni prima dell'ultimo ariki mau, il piccolo Gregorio, deceduto di tubercolosi verso il 1866-67 alla missione cattolica (Metraux, pag 88 e segg., 1940; pag.99, 1941) , cioè arriviamo tra il 1100 ed il 1200 d.C., più indietro rispetto a quanto affermato da Englert (1300-1500). La lista più lunga, di Thomson, conta 57 nomi e quindi porterebbe a datazioni più sovrapponibili ai dati archeologici: tra il 400 e 700 d.C. Il problema insomma non è risolvibile con liste tratte da fonti "orali" e ciò di fatto non ci meraviglia: problemi di datazione sussistono persino nel caso fortunato di liste scritte p.e. degli Egizi e degli Assirobabilonesi (la GHD e AKL).

 

 

L'origine del popolo rapanui è polinesiana?

Sì, è oramai accertata la origine polinesiana (out of West, migrazione ovest-est) della prima colonizzazione dell'isola che la leggenda fa risalire al re Hotu Matu'a. Le ricerche che sostengono tale tesi si basano su:

  1. studi di antropologia fisica (o biologica)
  2. studi di genetica
  3. studi linguistici
  4. studi comparativi di antropologia culturale, architettura

 

 

George Gill. La forma e configurazione del cranio pasquense con il noto fenomeno della "mandibola a dondolo" (rocker jaw o rocking-chair jawbone) è presente nei 3/4 dei Polinesiani. La radice del naso è egualmente depressa nei Polinesiani e nei Pasquensi. Ma George Gill non escluse un contatto con il Sudamerica: Gill et Al. hanno ipotizzato più recentemente - pur non abbracciando la teoria out of East di Heyerdahl - che gruppi di polinesiani dalle Marchesi potrebbero essere giunti in Sudamerica, perdendo alcuni aspetti culturali propri (come il cane ed il maiale domestico) ed acquisendo nuovi dei, beni, abilità scultorie (e parole?); quindi tentarono di tornare indietro dalle coste sudamericane ma, incontrata la corrente di Humboldt, finirono sull'isola di Pasqua.

[Gill ha anche scoperto l'80 % di "rotula fissurata" nei reperti ossei di Anakena: la malformazione ossea potrebbe attestare la endogamia spinta del clan dei Miru, che si ritenevano discendenti diretti di Hotu Matu'a e non si mescolavano con gli altri clan dell'isola. ]

Nel 1993 Andrea Drusini dell'Università di Padova raccolse denti molari durante gli scavi dell'Ahu Tongariki sulla costa sudorientale dell'Isola di Pasqua. Questi denti risalgono a prima del 1722 e Drusini si accorse che parecchi molari inferiori erano dotati di 3 radici anziché di 2 come è il riscontro più frequente. Secondo uno studio mondiale di Turner e Benjamin del 1990 condotto su 11.318 individui tra cui 286 scheletri preistorici, il primo molare inferiore è dotato di tre radici con un frequenza maggiore nelle popolazioni asiatiche e in quelle da esse derivate, specialmente nelle popolazioni dell'Artico e dell'Asia settentrionale (25-30%), mentre fra gli Europei e gli Africani la frequenza si aggira intorno all'1%. Drusini ha voluto confrontare il dato dell'Ahu Tongariki con quello delle altre isole del Pacifico per verificare se esiste un andamento da ovest verso est di questo tratto anatomico e tentare di fornire una spiegazione dell'alta incidenza del primo molare inferiore triradicolato negli abitanti di Rapa Nui prima del contatto con gli Europei.Nei reperti di Tongariki il primo molare inferiore con tre radici raggiunge una frequenza del 28,5%, frequenza che supera di gran lunga quella della Polinesia, del Sudest Asiatico, del Nordamerica e del Sudamerica, che si aggirano tutte intorno al 10%. In crani dell'Isola di Pasqua studiati da Turner e Benjamin, la cui antichità è incerta, hanno fornito valori del 21,8%, per cui l'incidenza in reperti presumibilmente recenti è sempre elevata rispetto alla media polinesiana.Stando ai reperti di Tongariki risulta chiaro che gli abitanti di Rapa Nui avevano una delle più alte incidenze di primo molare inferiore triradicolato in seno alle popolazioni polinesiane e mondiali, in quanto la media mondiale come quella polinesiana è del 10%. Ma in Polinesia, se la media è intorno al 10%, troviamo arcipelaghi come Tuamotu, Samoa e Gambier dove la percentuale è pressoché zero. Drusini conclude che verosimilmente, come suggerito da Houghton, la scoperta dell'Isola di Pasqua da parte di Hotu Matua è stata un fatto accidentale con un poco credibile ritorno alla terra d'origine, per cui si sono verificate le condizioni ideali per il cosiddetto effetto del fondatore, del collo di bottiglia e della deriva genetica in seno ad una piccola popolazione priva di contatti che ha sviluppato un suo sistema genetico, il quale tende a persistere nel tempo.
Il mosaico di distribuzione del primo molare inferiore triradicolato non solo nell'area polinesiana, ma in tutto il Pacifico, dovrebbe essere il risultato di molteplici effetti a collo di bottiglia (per l'accidentale riduzione di una popolazione) ai quali sono andati incontro i colonizzatori nell'andirivieni attraverso il Pacifico. Le stesse considerazioni si possono fare, secondo Drusini, anche a proposito del mosaico nella distribuzione attraverso il Pacifico della mutazione 9-bp caratteristica dell'aplogruppo B dell'mtDNA.
Secondo Drusini "in realtà, stando alla letteratura più recente, la grande maggioranza degli studiosi del Pacifico non propende per una trascorsa presenza amerindiana nell'Isola di Pasqua. Le analogie riscontrate da Thor Heyerdahl riguardano il tipo di costruzioni architettoniche, ma i dati biologici come lo studio del DNA mitocondriale effettuato su ossa di antichi abitanti di Pasqua dalla Dott.ssa Erika Hagelberg di Cambridge, propendono per l'affinità con le popolazioni dell'area polinesiana e del Sudest asiatico, dove c'è una maggior frequenza della variazione 9bp.
Secondo gli archeologi nell'Isola di Pasqua:
1) non vi sono prove di due migrazioni successive e tantomeno di origine americana, anche se non si possono escludere con certezza
2) non vi sono caratteristiche antropologiche che attestino affinità con le popolazioni amerindiane (bisogna ricordare che sia i Polinesiani che gli Amerindi sono di ceppo asiatico, ma i secondi hanno un'origine più antica e questo per i genetisti si traduce in una maggiore variabilità dal punto di vista genetico; inoltre, nelle popolazioni degli isolati geografici si riconoscono effetti "a collo di bottiglia" o "del fondatore", come ad esempio la maggiore frequenza della variazione 9bp nel mtDNA, oppure, fenotipicamente, del primo molare mandibolare con tre radici, che si riscontra nell'8% dei casi nelle popolazioni polinesiane e nel 29% dei casi nella popolazione dell'Isola di Pasqua)."

Prima non disponevamo di evidenze genetiche precise. Oggi, grazie allo studio mirato del DNA mitocondriale (mt-DNA) e DNA legato al cromosoma Y, siamo in grado di analizzare queste parti del codice genetico che risultano sufficientemente "invarianti": l'mt-DNA, di derivazione materna, rimane infatti immutato da una generazione all'altra e quindi si presta attraverso la analisi di mutazioni prevedibili lungo una sequenza spazio-temporale, e consente di ricostruire un cammino a ritroso lungo l'albero genealogico e le linee di diffusione-migrazione dell'Homo Sapiens. Parimenti il DNA legato al cromosoma Y, di derivazione maschile, consente di mappare l'albero genealogico e la linea di diffusione-migrazione del soggetto maschio di Homo Sapiens. Le mappature di mt-DNA e di Y-DNA sono sufficientemente coincidenti ed hanno per esempio permesso di avvalorare la tesi paleoantropologica di una unica migrazione di Homo Sapiens "out of Africa" 60.000-70.000 anni fa.

Erika Hagelberg - in Genetic Polymorphisms in Prehistoric Pacific Islanders, Nature, 5 maggio 1994 - circa la possibilità di una colonizzazione dell'Isola di Pasqua a partenza dal Sudamerica, afferma che studi sulla regione ipervariabile dell'mtDNA in nativi americani hanno mostrato una molto maggiore eterogeneità dell'mtDNA in America rispetto alla Polinesia, indice di ondate migratorie multiple, e che negli Amerindi non si sono riscontrate le caratteristiche dell'mtDNA osservate sull'Isola di Pasqua.
La delezione 9-bp è presente attraverso le Americhe, l'Asia e il Pacifico, spesso associata ad una sostituzione nucleotidica alla posizione 16.217: ciò depone semplicemente per un'origine ancestrale comune ad Oceania e Nuovo Mondo. Ma ciò che gli Amerindi non presentano sono due altre sostituzioni nella molecola di mtDNA: le sostituzioni alle posizioni 16.247 e 16.261, presenti invece nei Polinesiani e riscontrate a Rapa Nui in mtDNA antico di reperti scheletrici dell'Ahu Tepei (1000-1680) e dell'Ahu Vinapu (1680-1868), come riferisce Drusini. Pertanto, l'assenza nel Nuovo Mondo di queste due sostituzioni che potremmo definire prettamente polinesiane, deporrebbe per la mancanza di contatti significativi fra Polinesia ed Americhe.
In Polinesia esiste una tradizione orale secondo la quale Polinesiani e Amerindi entrarono fra loro in contatto in epoca precolombiana. Rebecca Cann (in Hawaii Magazine, febbraio 1997, citata da Sione Ake Mokofisi) afferma che, in base all'analisi dell'mtDNA, alcuni Amerindi del nord e del sud presentano legami coi Polinesiani di Samoa: in Nordamerica i Nuu-chal-nulth di Vancouver, in Sudamerica i Cayapa, i Mapuche, gli Huilliche e gli Atacamenos.
Secondo Houghton (1996, citato da Drusini) sembra che la scoperta dell'Isola di Pasqua sia stata un evento accidentale e che viaggi di ritorno da Rapa Nui siano un fatto piuttosto inverosimile. Ma Cann si spinge oltre e si contrappone all'affermazione di Houghton, chiedendosi se effettivamente i Polinesiani, dopo aver raggiunto Rapa Nui, abbiano deciso di porre fine alle loro peregrinazioni senza spingersi oltre. Quest'ipotesi di Cann è in netto contrasto con quella che va per la maggiore e che con ostinazione nega ai Polinesiani qualsiasi possibilità di aver raggiunto l'America oppure per gli Amerindi di aver toccato la Polinesia.
Sebastian Englert ammetteva un secondo flusso immigratorio (da Est?) dei Tangata Hanau Eepe (= uomini di razza corpulenta, tradotti malamente con "Orecchie lunghe", i quali sarebbero giunti dall'Est senza donne e risultarono "dominanti" (pag. 89 di La tierra de Hotu Matu'a, Historia y etnologia de la isla de Pascua, (1974, Editorial Universitaria, Santiago del Chile): si contrapposero ai Tangata Hanau Momoko (= uomini di razza magra, detti "Orecchie corte") i quali sarebbero arrivati da Ovest con il leggendario re Hotu Matu'a (1300-1500 d.C.).