PSICOANALISI TRANSAZIONALE

Alcune riflessioni sullo stato dell' arte

Michele Novellino
, in occasione del Premio Eric Berne assegnatogli


Mi ritrovo con voi con un enorme piacere, in questa meravigliosa occasione creata dal Consiglio Direttivo dell' IAT per festeggiare i due Premi Eric Berne, ricevuti da Carlo Moiso nel 1987 e da me nel 2003. Siamo l' unico Istituto nel mondo, concedetemi e concediamoci un po' di vanità, ad avere due premi assegnati a livello individuale. Tutti e due i lavori affrontano lo stesso tema, ossia il recupero delle radici psicodinamiche d Berne. Mentre Carlo ha brillantemente illustrato, per primo, il concetto di transfert in un' ottica analiticotransazionale, il mio lavoro del 1990 ha esposto per la prima volta dopo Berne la tecnica dell' interpretazione.
Nel libro L' approccio clinico dell' analisi transazionale del 1998, ho introdotto il termine psicoanalisi transazionale. Avevo presentato questo concetto al Convegno della SIAT del 1998 a Torino. Questo termine provocò tre reazioni evidenti:
1) entusiasmo: veniva avvertita l' intenzione di restituire profondità ad un metodo tanto amato, ma spesso svilito da lavori scritti e da seminari che la declassavano a livello di una " pop therapy " , buona forse per qualche rivista divulgativa.
2) fastidio: ancora con questi antiquati discorsi sull' inconscio e l' Edipo !
3) sarcasmo: suvvia, oggi siamo nell' epoca del narrativismo e delle neuroscienze !
Il mio amore per l' analisi transazionale e per il dialogo con tutti rimane intatto, ed è quindi con piacere che tocco alcuni punti di mio, e spero vostro interesse, lasciando gli approfondimenti alla discussione successiva e ai miei due testi:
1) L' approccio clinico dell' analisi transazionale, Franco Angeli, Milano, 1998
2) Psicoanalisi transazionale, Franco Angeli, Milano, 2004.

Critiche all' approccio psicodinamico

Come possiamo immaginare, le critiche alla rivalutazione delle radici psicoanalitiche di Berne sono semplicemente feroci. Esistono, a mio parere, due livelli. Il livello sociale è dato da un rifiuto della cultura e tecnica freudiana in toto, per cui il nostro approccio è visto come regressivo, antiquato, addirittura anti-berniano ( sic ! ), e tutto questo ignorando la semplice lettura delle opere di Berne, che sono prova evidente di come Berne sia un neo- psicoanalista: nel libro Psicoanalisi transazionale ho citato decine e decine di passi a tal proposito.
Voglio fare solo due esempi con nome e cognome di chi esprime queste critiche feroci.
Partiamo dal livello internazionale, che è quello che per una serie di motivi ritengo più interessante. Claude Steiner, delfino di Berne e vincitore di due Premi Berne, va considerato particolarmente autorevole nel momento in cui mette in moto tutta la su autorità e fama per contrastare questo movimento psicodinamico, che, partito in Italia grazie a me e a Carlo Moiso, si è oramai diffuso a livello mondiale. Steiner sostiene che l' analisi transazionale psicodinamica addirittura tradisce lo spirito di Berne: quest' ultimo, a suo dire, voleva separarsi in modo radicale dalla psicoanalisi, e non evolverla.. Noi sosteniamo il contrario, e avremo un interessante dibattito scientifico a tal proposito, se non altro con delle pubblicazioni scritte, sul Transactional Analysis Journal, che permetteranno a tutti i lettori di farsi una propria idea.
Dove scendiamo di livello, purtroppo, è a livello nazionale: Pio Scilligo, direttore della scuola di analisi transazionale più numerosa d' Europa, esprime in privato ( abbondantemente ) e in pubblico ( più raramente ) la sua disapprovazione per qualunque " odore " psicoanalitico: egli, con pieno diritto, si dichiara favorevole a un approccio cognitivista, che peraltro, vista l' assenza totale di pubblicazioni sull' argomento, non risulta chiaro sul come venga applicato all' interno dell' apparato berciano.

Definizione della psicoanalisi transazionale

Intendo quest' ultima come l' applicazione al contesto individuale dei principi della Scuola Romana di analisi transazionale psicodinamica. Tali principi vertono su:
1) la centralità dell' analisi del transfert e controtransfert,
2) il recupero dell' operazione dell' interpretazione,
3) l' analisi del copione per come di dispiega nel contesto gruppale o individuale.

Applicazioni del setting individuale

In Psicoanalisi transazionale distinguo le seguenti applicazioni:
1) analisi transazionale clinica:
a) psicoterapia riparativa: è rivolta al cosiddetto controllo sociale, ossia al recupero della precedente capacità egoica dell' individuo; il transfert non viene analizzato, ma sostenuto nelle sue valenze positive, ed eventualmente elaborato in quelle negative.
b) psicoterapia ricostruttiva: è rivolta al recupero dell' autonomia; il transfert viene analizzato in funzione del raggiungimento degli obiettivi contrattuali.
c) analisi: lo scopo è una consapevolezza dei propri meccanismi inconsci, attraverso una analisi del transfert allargata.
2) counselling: è intesa come una guida nel risolvere le proprie dinamiche relazionali; il transfert viene gestito dal counsellor affinché mantenga le proprie valenze positive.


Appartenenza dell' analisi transazionale

Il dibattito sull' appartenenza dell' analisi transazionale al filone umanistico, comportamentale o psicoanalitico è annoso e controverso. Alcuni autori, come Stewart e Clarkson, vedono una sorta di affiliazione multipla a tutte e tre le correnti: francamente mi appare come un approccio elusivo.
Ritengo che vadano distinti:
1) l' aspetto filosofico del ruolo del terapeuta e del paziente, e in tal senso l' analisi transazionale, con la sua filosofia dell' Okness, rientra nel filone umanistico,
2) l' aspetto metodologico, e allora ci ritroviamo nel filone psicoanalitico se ripettiamo le idee della Scuola Romana di analisi transazionale psicodinamica, oppure nel filone comportamentale se aderiamo alle idee di Steiner.

Analisi storica degli anni Ottanta

Dopo la morte di Berne, il processo di diffusione e di aggiornamento dell' analisi transazionale è stato enormemente influenzato dalla Scuola Ridecisionale dei Goulding. Per oltre un decennio il loro approccio, pur se ufficialmente considerato una delle tre scuole di analisi transazionale riconosciute, insieme a quella Classica e a quella della Rigenitorizzazionme degli Schiff, ha finito per avere una predominanza pressoché totale, tanto da influenzare, per fare un esempio pratico, il processo degli esami di diploma per analista transazionale, al quale era poco realistico accedere senza avere la fatidica cassetta che mostrasse una ridecisione. Quello che rimane di quegli anni sono alcuni fenomeni:
1) una enorme diffusione quantitativa degli affiliati all' ITAA,
2) una prevalenza dell' attenzione al processo di formazione,
3) una calo dell' interesse verso l' analisi transazionale da parte del mondo psicoterapeutico, che avvertiva una calo di tensione dell' innovazione berniana.
Del resto quest' ultimo fenomeno, segnalato anche da Stewart, appare comprensibile: il viraggio gestaltico e comportamentale forniva l' idea di una psicoterapia breve, che in tal senso non sembrava potere competere con analoghe piattaforme di intervento, come il cognitivismo, che hanno sempre avuto dalla loro una maggiore verificabilità circa i risultati.

Analisi storica degni anni Novanta

Due sono i fenomeni che hanno contrassegnato il decennio successivo:
1) dal punto di vista associativo la scissione tra EATA e ITAA: la prima sempre più interessata ai processi di riconoscimento formativo, leggi aumento della adesione di soci, fino al contrastato riconoscimento di esami gestiti in sede locale.
2) Dal punto di vista scientifico l' individuazione del movimento psicodinamico e di quello integrativo come forze propulsive del rinnovamento della dottrina berniana.
Curiosamente Steiner svolge una serrata opera di opposizione a tutte e due le correnti.
Campos ricorre alla metafora di un albero per rappresentare l' attuale sviluppo delle correnti in analisi transazionale. Tra i rami divergenti, da seguire secondo lui con particolare attenzione affinché siano produttivi, egli cita:
1) la psicoterapia integrativa,
2) il filone costruttivista,
3) il movimento psicodinamico.

Analisi della situazione italiana

Premessa doverosa a questo argomento, è che essendo chi parla parte in causa, mi assumo tutte le responsabilità di avere delle opinioni su avvenimenti e processi ai quali per larga parte ho attivamente partecipato: nessuna pretesa di obiettività, ma certezza nella intenzione di discutere per l' interesse dell' analisi transazionale in un paese dove quest' ultima è largamente rappresentata, ma non riesce ancora oggi a ottenere una reale credibilità negli ambienti accademici e scientifici.
Possiamo consultare tutti i libri e le riviste che vogliamo, ma, a parte esempi di natura individuale, l' analisi transazionale raramente viene citata come fonte bibliografica,e questo è sia grave che significativo.
Considero come possibili cause i seguenti fenomeni:
1) l' interesse di alcuni direttori di scuola, per i processi formativi e il raggiungimento di congrui obiettivi associativi, più che per la ricerca teorica e pratica,
2) il rifiuto di molti didatti verso i temi psicodinamici,
3) la radicalizzazione degli scontri politici tra scuole e fazioni varie,
4) la presenza di alcuni didatti e direttori di scuola che poco reale interesse verso la dottrina berniana mostrano, considerandola più un linguaggio che una teoria vera e propria.
A fronte di tutto ciò abbiamo:
1) l' unico paese europeo al quale sono stati assegnati due Premi Berne,
2) la nazione con il più alto numero di pubblicazioni scientifiche sul Transactional Analysis Journal al di fuori degli Stati Uniti.
L' invito è quello di:
1) decidere sulla costanza della propria motivazione verso l' analisi transazionale: il rimanere " soci " per un mero calcolo mi appare in profonda contraddizione con l' etica in sé dell' essere terapeuti: e purtroppo la mia impressione è che molti di quegli analisti transazionali ai quali ho fatto riferimento nella disamina sulle cause possibili della svalutazione che c' è in Italia, mi sembrano mossi da interessi concreti prima che da una reale convinzione.

In sostanza, considererei due motivazioni principali nell' analisi transazionale italiana attuale:
1) quella politica: la formazione di analisti transazionali è ancora oggi un buon filone " industriale " per attrarre allievi interessati a una psicoterapia presentata come semplice e accattivante,
2) quella scientifica: mossa da un interesse per l' evoluzione teorica e metodologica dela dottrina berniana, considerata una psicoterapia di almeno pari dignità delle altre.
Alcune scuole e gruppi bilanciano meglio queste due motivazioni, altre meno, per arrivare a chi è palesemente mosso da esclusivi interessi corporativi.


Riflessioni sulle radici psicoanalitiche

La stretta filiazione dell' analisi transazionale con la psicoanalisi è ampiamente dimostrata dalle numerosissime citazioni cui Berne ricorre nella sua opera: io stesso le ho raccolte, selezionandole!, nel mio nuovo libro Psicoanalisi transazionale, arrivando a sommarne per alcune decine di pagine.
Riassumo quelle che considero le prove evidenti di un sistematico rifiuto delle radici analitiche di Berne fino alla fine degli anni Ottanta:
1) l' enorme numero di tecniche di psicoterapia breve, mutuate dalla gestalt, dal comportamentismo, dall' ipnosi e dalla programmazione neurolinguistica,
2) l' assenza di lavori sull' interpretazione,
3) l' assenza di lavori sul setting individuale,
4) un' esame di diploma basato prevalentemente sulla richiesta di tecniche ridecisionali.
Dagli anni Novanta in avanti, invece molti autori hanno approfondito le tematiche analitiche presenti nell' opera di Berne:
- - Moiso, 1985 e 2000
- - Novellino, 1984-1985-1987-1990-2000-2003-2004-03-04
- - Erskine, 2001-2003
- - Clarkson, 1992
- - Hargaden e Sills, 2001, 2003
- - Shmukler, 2001, 2003
- - Muller, 2001, 2003
- - Gilbert, 2003
Come già segnalato in precedenza, Steiner è diventato il più acceso contestatore di questo movimento ampio e di respiro internazionale. Ho più volte discusso con lui di quest' argomento, e mi auguro di portarlo a prendere almeno in considerazione, vista la stima e il rispetto che nutro per lui, che questo movimento psicodinamico è un arrichimento per tutti.


Cardini epistemologici della psicoanalisi transazionale

Riassumo ora i principali elementi fondanti da un punto di vista epistemologico della psicoanalisi transazionale.
a) cardini generali
1) l' attaccamento come bisogno primario, che porta a una analisi transazionale inserita a pieno titolo nel movimento della psicoanalisi relazionale,
2) una concezione della mente come diadica,
3) una prevalenza del metodo clinico sull' apparato teorico
b) cardini specifici
1) teorici: impasse transferale e comunicazione inconscia
2) metodologici: setting, transfert, interpretazione

Comunicazione inconscia

Vorrei concludere con qualche accenno alla teoria che mi ha fatto guadagnare il Premio Berne, ovviamente rimandandone l' approfondimento all' articolo del 1990, e ai due libri citati all' inizio.
Nel processo di comunicazione inconscia distinguiamo:
1) un livello sociale dato dalla narrazione di un evento che coinvolge il paziente al di fuori della relazione terapeutica,
2) questa narrazione riguarda solitamente una situazione conflittuale con una figura genitoriale coinvolta,
3) il livello psicologico consiste in una espressione emozionale del paziente su come sta vivendo la relazione con il terapeuta,
4) i meccanismi di difesa sono lo spostamento e la simbolizzazione,
5) il vissuto emozionale può riguardare un materiale di copione ( protocollo ) o una realtà del qui e ora.
La comunicazione inconscia si esprime attraverso transazioni particolari definite bilogiche , le quali presentano il doppio livello sociale e psicologico prima descritto, ma che, a differenza delle transazioni ulteriori classiche, rispondono alla quarta regola della comunicazione:

il risultato di una comunicazione inconscia dipende
dalla capacità intuitiva del terapeuta di decodificare
il livello psicologico della transazione di transfert.